LA PORTA D’INGRESSO SECONDARIA PER L’ARGENTINA

Immagina la fermata di un bus nell’estrema Patagonia, un bus che ti permetterà comodamente di attraversare il confine tra Cile e Argentina. 

Immagina che un paio di ragazzi, zaino in spalla, ti propongano una pazza alternativa, quella di raggiungere la fine della Carrettera Austral in qualche modo, tra autostop e mezzi di trasporto di fortuna.

Immagina che si possa, una volta attraversato un lago in barca, in uno dei pochi giorni di assenza di vento, attraversare un confine a piedi, intraprendendo un cammino lungo e insidioso in una terra di nessuno, un confine isolato non custodito.

Immagina.

Lo faresti? Stravolgeresti i tuoi piani all’improvviso?

Ora immagina te stesso a 74 anni. 

Immagina di intraprendere lo stesso sentiero, con le stesse incertezze, gli stessi rischi e probabilmente qualche acciacco fisico in più.

Immagina. 

Lo faresti?

La prima apparizione del Fitz Roy, poggiato sul lago del desierto

COME FITZ ROY

Non si contano le imprese di viaggiatori, pionieri e marinai che hanno alimentato la leggenda della Patagonia come luogo di confine, teatro di imprese senza tempo e grandi avventure.

Dalla spedizione del navigatore Robert Fitz Roy che, a bordo del brigantino Beagle, guidò la spedizione del naturalista Charles Darwin con il fine di mapparne gli aspri territori e le specie animali che li popolavano; alla spedizione di Magellano nel canale di Ultima speranza, fino alle disavventure dei protagonisti dei racconti di Chatwin, Sepulvèda e Coloane. Per non parlare dell’epico viaggio intrapreso da Douglas Tompkins e Yvon Chouinard, fondatori dei marchi North Face e Patagonia, che dall’Alaska giunsero in queste terre remote in van (raccontato nel recente doc 180 degrees south).

C’è un sentiero, poco battuto dai viaggiatori che oggi si avventurano da queste parti, che permette in piccola parte di provare quella stessa sensazione di incertezza e scoperta.

Sto parlando della possibilità di attraversare il confine tra Cile e Argentina a piedi, attraversando boschi, guadi, fiumi e fango, portando con sé il proprio zaino, per poter infine arrivare nella capitale del trekking argentino, ossia El Chalten.

Ma vediamo come nel dettaglio.

LE TAPPE

Una volta arrivati a Villa O’Higgins, ultimo avamposto umano di questo remoto angolo della Patagonia cilena, qualora voleste attraversare il confine per passare in Argentina e proseguire il vostro viaggio, avrete due opzioni: tornare indietro fino a Puerto Rìo Tranquilo, sul lago General Carrera, e salire sul primo bus disponibile che, in una decina di ore, passando per Chile Chico, vi porterà nell’argentina Perito Moreno (la città, non il ghiacciaio!). Oppure, molto più avventurosamente, passare il confine a piedi (il passaggio è possibile solo nel periodo tra Novembre ed Aprile)! Non avrete altra scelta, né potrete continuare verso il sud del Cile, dato che qualsiasi strada terminerà qui. 

Piccola digressione: è proprio a Puerto Rìo Tranquilo che ho conosciuto Christina, una viaggiatrice statunitense, che non era a conoscenza di questa seconda possibilità ed ha subito colto l’occasione al balzo per cambiare il proprio biglietto ed unirsi a noi! 

Ma torniamo a Villa O’Higgins. Come dicevo, una volta arrivati qui dovrete prima di tutto procurarvi le provviste per l’intera giornata e subito assicuravi un posto sull’imbarcazione che costeggiando il campo di ghiaccio meridionale vi permetterà di arrivare a Candelario Mancilla, dove troverete la stazione di frontiera dei carabineros cileni ed effettuerete le operazioni di dogana. Per la prenotazione del traghetto potrete affidarvi all’ottima agenzia Robinson Crusoe (www.villahoggins.com)

Il lago O’Higgins

N.B.: Come per tutti i mezzi di trasporto nella Patagonia Cilena, dovrete fare attenzione alla scarsa frequenza delle tratte. Il traghetto parte infatti da una a tre volte a settimana, specialmente il sabato e occasionalmente il lunedì ed il mercoledì. Ma anche se doveste arrivare in tempo, rimarrebbe l’incognita del tempo: non di rado le navigazioni vengono cancellate causa maltempo. Ma è questo anche il bello della Patagonia, tutto è sempre incerto e soprattutto è sempre la natura a dettare i tempi a noi, non il contrario.

La stessa natura che farà da scenario in quella che una terra inabitata, a volte incantevole, a volte aspra e densa di pericoli.

Gli impervi sentieri fangosi lungo il confine

Densi boschi di platani e faggi, a prima vista impenetrabili, fitti e oscuri, dai quali pochi testardi raggi di sole riescono a fare capolino. Guadi e fiumi in piena, tanto potenti quanto spaventosi da attraversare su instabili tronchi, costringendoti ad improvvisarti equilibrista, bilanciando il peso del proprio zaino per non cascare giù.

E ancora sentieri fangosi, gli unici percorribili, che vi infradiceranno fino alle ginocchia. Le stesse ginocchia che saranno messe a dura prova su tracciati scoscesi e pietrosi. 

La vegetazione poi inizierà a farsi fitta e spinosa. Ma quando sarete ormai esausti ed allo stremo delle forze vi si mostrerà lui. Come una luce in fondo al tunnel, come un’apparizione, come se fosse sbucato dal nulla e si fosse formato pochi istanti prima. Per la prima volta ammirerete il maestoso Fitz Roy, il monte più importante dell’argentina e uno dei più belli al mondo.

Il senso di gratificazione una volta raggiunta la frontiera argentina e posto il timbro di ingresso sul passaporto sarà impagabile!

Ma la meraviglia non finisce qua: come se vi si spalancasse una finestra affacciata su di un panorama mozzafiato, percorrete il pontile in legno che si affaccia sul lago del desierto e lasciatevi inondare dallo stupore e dalla pace di un luogo tanto magico.

Il pontile che si affaccia sul lago del desierto

QUANTI ANNI HAI?

Non di rado mi è capitato in tante conversazioni, che riguardassero gli argomenti i più disparati, dal cambio di lavoro all’iscrizione all’università fino alla voglia di intraprendere il viaggio dei propri sogni, che i miei interlocutori si reputassero troppo in là con gli anni per poter realizzare i propri desideri. Come se ci fosse un’età giusta per ogni passaggio della propria vita e se una volta perso il treno giusto, si debba percorrere un unico e solo binario.

Uno dei doni che restituisce il viaggio è proprio questo, scardina le tue convinzioni. 

Renata ne è la prova: un’arzilla infermiera tedesca in pensione che a 74 anni si è imbarcata in un viaggio epico in solitaria alla scoperta delle remote terre del sud del mondo in Patagonia.

Senza paura alcuna ha affrontato questo impervio cammino per raggiungere El Chalten, facendo autostop e qualsiasi trekking possibile, dimostrando a volte maggiore determinazione rispetto al nostro gruppo, composto da ragazzi con età tra i 22 ed i 35 anni. 

Con una tenacia da far invidia a chiunque, Renata ha trasportato il suo (pesantissimo, ve lo posso assicurare!) trolley sulle spalle correndo il rischio di cadere nelle gelide acque dei fiumi incontrati e respingendo con fermezza qualsiasi richiesta di aiuto da parte nostra, concedendoci solo il permesso di fare alcune foto con la sua GoPro!

Persone come Renata mi rendono ancor più consapevole che non c’è età che tenga davanti alla volontà ed alla voglia ardente di realizzare i propri desideri.

E tu che scusa hai? Ti senti ancora troppo vecchio?